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{La storia}

bisnonno1_400 Fu all'inizio del 900 che nacquero le prime mura della dimora turistica Riva dei sensi e Alfio Coppola, giardiniere e tuttofare pieno di energie e speranze per il futuro, venne assunto per curare il terreno di quello spazio che allora era collocato in una zona di Catania ancora di aperta campagna.


Giorno dopo giorno, anno dopo anno e grazie ai frutti della raccolta delle sue coltivazioni, l'8 dicembre del 1919, il proprietario di questa terra decise di proporre ad Alfio il pagamento di un canone mensile che un domani, quando avrebbe avuto abbastanza denaro, gli avrebbe permesso di riscattare il piccolo rudere con annesso il terreno.

Questa motivazione in più gli diede l'incentivo a lavorare ed impegnarsi ulteriormente in modo da racimolare quei soldi che gli sarebbero serviti per garantire un tetto ed un luogo in cui vivere alla sua unica figlia femmina: Palmina. bisnonno2_400

Nel frattempo, Alfio iniziò ad erigere altre mura e ad estendere la casa, apportando quelle migliorie che gli avrebbero consentito di affrancare quella dimora per diventarne proprietario. E, finalmente, il 17 luglio 1947 poté fieramente dire: questa abitazione è mia!

nonna1_400La figlia di Alfio, Palmina, crebbe e si innamorò di Salvatore, bel giovane pieno di doti e voglia di fare, ma erano anche gli anni della guerra, lunghi e difficili, che non impedirono ai due giovani di corrispondere un amore, seppur platonico, che presto si sarebbe però concretizzato.

Fortunatamente anche il conflitto mondiale volse al termine e come regalo di buon auspicio per la coppia, il 14 gennaio 1955 Alfio annunciò loro: Vi dono questa casa ancora da ultimare e con annesso il piccolo terreno con l'augurio che possa essere il vostro nido d'amore negli anni a venire.

nonna2_400Salvatore e Palmina lo presero in parola, e quello spazio ancora rurale, divenne poco a poco una vera casa, dove grazie al sudore di Salvatore ed alle sue capacità manuali e alla dedizione di Palmina, la dimora poté dirsi finita e pronta per accogliere la nuova famiglia da loro creata.

Ma il tempo, come sappiamo, attraversa e logora tutto. Trascorsero anni, arrivò il momento in cui loro due, insieme ai figli Cettina e Dino, decisero di trasferirsi in un nuovo appartamento, più moderno e con degli spazi meno "improvvisati"; mentre la casa, che sarebbe divenuta la riva dei sensi, fu affittata, sfittata, logorata, consumata nel corso di un trentennio.

CettinaIntanto i figli di Salvatore e Palmina, ormai divenuti adulti, crearono le loro rispettive famiglie e sposandosi, il secondo genito Dino ritornò a vivere nella casa che lo aveva visto crescere. Dotato anch'egli di ottime abilità manuali la ristrutturò secondo le sue esigenze per viverci ma dopo qualche anno decise di trasferirsi altrove.

La dimora, che un tempo era appartenuta ad Alfio e che tanto aveva fatto per conquistarla, tornò ad essere vissuta solo da estranei che l'avrebbero usata negli anni solo come un luogo di passaggio.


Ma nel 2010 fu Cettina a riprenderne in mano il destino, proponendo al suo unico figlio Francesco di andare a vivere fra quelle mura che in passato tanti affetti aveva ospitato, ma con la premessa che le condizioni del luogo di certo non sarebbero state delle migliori e che tanto lavoro, dunque, ci sarebbe stato da fare.

Anche dopo aver rivisto l'interno dell'abitazione a tanti anni di distanza, Francesco accettò la sfida, non lasciandosi così vincere dallo sconforto che inizialmente aveva provato nel vedere quanto gli estranei che si erano succeduti avessero trascurato la casa dei suoi ricordi di bambino, e razionalmente constatò che molti lavori andavano fatti prima di poterla rendere nuovamente viva e accogliente: ristuccare, ripavimentare, rifare impianto idraulico ed elettrico e molto altro. Però, nella sua mente invece andava concretizzandosi un'idea che avrebbe racchiuso il suo desiderio di poter esprimere tutte quelle visioni artistiche del suo mondo interiore per trasportarle verso la rappresentazione di una poesia contenuta nella dimora appartenuta al suo bisnonno, di voler eseguire la totalità dei lavori con le proprie mani, così come a suo tempo aveva fatto Alfio, di realizzare mobili che parlassero di tempi andati, materiali che trasudassero una storia vivida e impalpabile e che potessero valorizzare tutta la fatica della gente umile che a suo tempo aveva lasciato un'eco del proprio trascorso nell'anima di chi li ha amati e resi immortali.

Salvatore

Per Francesco furono così quattro anni di impegno totale, di duro lavoro e messa a punto di mobili e marchingegni, di grandi sforzi e grandi vittorie, ma furono soprattutto quattro anni di riscoperta e riconnessione con quel passato che era stato sepolto nelle sabbie del tempo. Quattro anni che lo avrebbero infine condotto ad incontrare Tiziana, che con pazienza e perseveranza avrebbe contribuito in modo importante a fargli portare a termine il progetto di restauro, e che nel contempo gli avrebbe fatto dono di un nuovo soffio di amore e continuità.

Di questo parla la casa, di Alfio, Salvatore, Dino e Francesco, quattro generazioni differenti unite da geni comuni, un progetto che nessuno sapeva si sarebbe protratto per oltre cento anni.

Ed è per questa ragione che tutto il lavoro svolto è dedicato in particolar modo all'indimenticato Salvatore Puglisi. (1922 - 2002)